Dalla guida reattiva alla guida predittiva
Durante le prime esperienze di guida è naturale concentrarsi soprattutto sul presente: la
posizione dell'automobile, i pedali, il volante, la velocità, gli altri utenti della strada.
Con la guida predittiva l'allievo impara a:
- riconoscere situazioni potenzialmente critiche;
- individuare possibili punti di conflitto;
- prevedere l'evoluzione della situazione;
- preparare in anticipo velocità, posizione e traiettoria;
- mantenere un margine per affrontare anche ciò che non era previsto.
La formazione predittiva vuole rendere questo processo
consapevole e allenabile.
E cosa c'entra un carretto?
A prima vista può sembrare curioso.
Perché utilizzare un piccolo rimorchio per insegnare a guidare meglio
un'automobile?
Perché, nel nostro metodo, il carretto non è semplicemente qualcosa da trainare.
È uno strumento didattico.
Aggiungendolo all'automobile, cambia immediatamente qualcosa nella percezione dell'allievo.
Il veicolo è diventato più lungo. Gli spazi devono essere valutati con maggiore attenzione.
Una curva deve essere pensata anche considerando ciò che sta accadendo dietro
all'automobile.
Il rimorchio, infatti, aumenta la necessità di calibrare traiettorie e ingombri e di
prevedere come seguirà il movimento dell'automobile.
Ed è qui che il carretto acquista il suo valore pedagogico.
Rendere visibile ciò che normalmente è difficile percepire
Pensiamo a una curva.
Con la sola automobile l'allievo può affrontarla concentrandosi prevalentemente su ciò che
vede davanti a sé.
Con il carretto deve iniziare a ragionare diversamente:
Dove sono adesso?
Dove voglio portare l'automobile?
Quale traiettoria devo scegliere?
E dove passerà il carretto tra qualche istante?
Improvvisamente il futuro entra nella guida. Ed è proprio questo che ci interessa! Una
traiettoria preparata troppo tardi, una valutazione imprecisa dello spazio o un comando poco
progressivo possono diventare più facilmente percepibili dall'allievo.
Per questo possiamo considerare il carretto una sorta di
"amplificatore didattico".
Non è pensato per rendere artificialmente difficile la guida.
È pensato per rendere più evidente ciò che stiamo imparando.
Una difficoltà in più, ma con uno scopo preciso
Dal punto di vista pedagogico introduciamo intenzionalmente una nuova variabile nel compito
che funge da strumento attraverso il quale possiamo accompagnare l'allievo verso un livello
superiore di consapevolezza.
L'allievo non deve più controllare soltanto l'automobile; deve iniziare a costruire una
rappresentazione più ampia del sistema che sta conducendo, considerandone lunghezza,
ingombri, traiettoria e comportamento.
E quando togliamo il carretto?
È forse questo l'aspetto più interessante del metodo.
Il vero obiettivo non è imparare a guidare con il carretto.
Il carretto viene utilizzato per allenare determinate competenze e poi lascia nuovamente
spazio all'automobile.
A quel punto vogliamo che qualcosa rimanga.
- Uno sguardo sa prevedere.
- Una maggiore percezione degli spazi.
- Una guida più progressiva.
E, soprattutto, una nuova abitudine mentale:
Non aspettare che qualcosa accada per iniziare a pensarci.
Imparare oggi pensando a ciò che accadrà dopo
La formazione predittiva rappresenta per noi un modo diverso di concepire l'insegnamento
della guida.
Non vogliamo insegnare soltanto come utilizzare un'automobile.
Vogliamo aiutare il futuro conducente a sviluppare un modo di osservare, interpretare e
affrontare la strada nel quale
percezione, attenzione, anticipazione e azione lavorino insieme.
Il carretto diventa così qualcosa di più di un rimorchio.
Diventa uno strumento per imparare a pensare la guida.